Friday, June 09, 2006

press

John Fordham friday december 17_2004_album of the week The Guardian
Maybe it isn't coincidental that the artwork of this Italian-produced album shares some similarities with the soft-textured minimalism of ECM discs. Quite a lot of the acoustic piano trio music herein is ruminative, and a certain amount abrasively uncompromising, so it's certainly a session that falls into the freewheeling contemporary-creative category rather than a swing disc celebrating standards. But since the pianist is Jonathan Gee - a fine UK player with allegiances to Keith Jarrett and McCoy Tyner - there are plenty of signposts to the familiar, and the playing is exhilaratingly fresh. Gee usually plays with British musicians including the powerful drummer Winston Clifford, but this trio were born after the pianist's appearance at Italy's Apennine jazz festival in 2003. Bassist Danilo Gallo and drummer Alessandro Minetto are young rising stars of the Italian scene both as players and composers, and a random shot at playing together at the festival resulted in a dramatically creative band touching on the methods of Jarrett, Mehldau, Hancock and Paul Bley without attempting to clone off any of them. Unexpectedly, the set opens with completely raw free-improv from bassist Gallo, who juxtaposes explosive chords with tinkling percussion. A more Mehldau-like idea begins to unfold, a subtly-shaded but minuscule melody with changing resolutions, followed by a conventional slow bass break from Gallo. The result on this, and the harder Velvet Cloud, is very much a group enterprise in which almost everything anybody plays finds a spontaneous answer within the band. But not all the music is free-associating, meditative Eurojazz. Gee unleashes a barrelling Lullaby of Birdland, dismissing the famous theme in a perfunctory fashion, with Minetto's drumming a blur of cymbal smacks and crackly rim sounds. The title track, meanwhile, a quirky Latin original, has a playful bounce, while Minetto's shimmering Diamond recalls the Brad Mehldau trio insofar as its melodic core emerges very slowly.
Chris Parker Jazz Review _February 2005_Editor's Choice
Brought together for 2003's Appennine Jazz Festival, this trio gelled immediately, and has subsequently toured extensively and recorded this thoroughly absorbing, wide-ranging but artistically focused album. Although most of the group's material (a rollicking, tumultuous visit to George Shearing's 'Lullaby of Birdland' aside) is composed by band members and consists of relatively structured pieces, the album, as if setting out its stylistic stall, begins with a burst of free jazz. Thereafter, each bandmember provides highly distinctive compositions. Gee's are usually shortish, concise, neat; Gallo's are darker-hued, slowly unfurling; Minetto's are brisk but graceful. Very much a fiercely interactive, democratic trio, the band moves easily and unaffectedly between comparatively straightforward jaunty propulsiveness, in which Gee impishly plays with the time, and more contemplative, occasionally almost convoluted pieces, texturally and dynamically varied but negotiated with insouciant aplomb by all three men. Impeccably recorded, so that Minetto's extraordinarily nuanced cymbal work and Gallo's alternately loping and taut bass are captured in all their richness, this is a remarkably assured trio that lavishly rewards repeated listenings.
Fabio Ciminiera Jazz Convention 2006
Il piano trio nella sua accezione più classica: interplay, il pianoforte che regola i tempi e le dinamiche, la sezione ritmica che si applica nel dare spessore e profondità alla musica.Cream of Mandarins è un disco che racconta l'incontro di Jonathan Gee, Danilo Gallo e Alessandro Minetto. Un incontro che da vita ad un trio che si muove con buona proprietà di linguaggio nell'alveo della tradizione: questo consente ai musicisti di avere una posizione propria, un punto di vista che muove dalla storia di questa formazione, e la tiene in debita considerazione, per esprimere temi delicati e improvvisazioni rispettose di quei temi, in un'atmosfera rilassata che si dipana nel lavoro dei tre musicisti.La concisione diventa un tratto caratteristico della vicenda musicale che si sviluppa dalle undici tracce del disco: molti brani brevi, l'intero disco che dura meno di cinquanta minuti. Ma, soprattutto, è nella disposizione delle tematiche, nella solidità dei suoni che il trio si pone come obiettivo l'essenzialità: brani, improvvisazioni e accompagnamento, tutto viene svolto in modo scarno, diretto.Emerge in questo modo la trama delle composizioni, il filo del racconto del trio: un racconto che i tre sviluppano con stato d'animo pacato e solida attitudine. Le composizioni convergono verso il centro focale, verso l'idea di fondo e rendono coerente e compatto Cream of Mandarins. Con l'eccezione dei brani di apertura e chiusura del lavoro, improntati alla libera espressione del momento, Gee, Gallo e Minetto conducono l'ascoltatore attraverso una musica ben ponderata e immediata, alla quale riescono a dare una disposizione ordinata e precisa.
Pierluigi Zanzi Suono _n° 387 12-2005
Jonathan Gee, pianista inglese, Danilo Gallo e Alessandro Minetto si incontrano in un festival jazz, nasce l’idea di un trio e poco tempo dopo vengono fuori le registrazioni che costituiscono questo CD, bello e non banale. Gli standard si riducono ad uno solo, la deliziosa Lullaby Of Birdland di George Shearing – che del resto ha composto un sacco di cose deliziose… - , proposta qui con una spruzzata di hard bop in più rispetto allo scorrevole swing che ne caratterizza l’andatura. Le altre composizioni sono per la maggior parte di Gee ma anche degli altri due – e i batteristi autori non sono tantissimi -, con un risultato complessivo che oscilla fra la più evidente inclinazione melodica dei due musicisti italiani e le tendenze più strettamente jazzistiche di Gee, al quale comunque non manca affatto la cantabilità, anche negli assoli. L’ottima registrazione evidenzia non solo le buone doti tecniche di ciascuno dei musicisti, ma anche una bella capacità di dosare i volumi di ciascun intervento. Gli assoli più tirati di Gee danno un piacevole rimando alle spezzettature ritmiche monkiane, ma anche Gallo e Minetto sanno il fatto loro e sanno mostrarlo con eleganza. I temi, l’interplay e le improvvisazioni danno del trio una sensazione di maturità e affiatamento superiore al breve periodo in cui si sono conosciuti, segno che ciascuno di loro ci sa fare. C’è da augurarsi che, assieme, si ripetano.
Voto artistico: 8 Voto tecnico: 8.5
Vittorio Lo Conte All About Jazz
Il pianista londinese Jonathan Gee e la sezione ritmica italiana composta da Danilo Gallo e Alessandro Minetto si sono incontrati quasi per caso, in occasione del Festival degli Appennini per il quale il pianista Antonio Ciacca li ha fatti incontrare. Visto l'esito positivo di quel primo incontro, sono seguiti due tour, fra l'Italia ed il Regno Unito. Si e' costituito cosi' un trio che ha imparato a sviluppare il proprio repertorio un concerto dopo l'altro, arrivando ad una notevole coerenza di espressione e ad un preciso suono collettivo. La tecnica dei tre musicisti - da mettere in rilievo - e' al servizio dell`espressivita', libera di muoversi sulle composizioni dei tre e su un famoso standard di George Shearing, qui presentato in un versione molto moderna, in cui si gioca costantemente con il tempo di esecuzione. I materiali messi in gioco sono i piu' eterogenei, dal contrabbasso suonato con l'archetto di Danilo Gallo, a sequenze piu' libere che scorrono lontane da centri tonali, ma che poi si mettono insieme in una musica che sprizza energia senza sprecarla, che non butta note e suoni inutilmente reggendosi su un equilibrio formale preciso, intorno al quale corre il pericolo - e questo rende la musica ancora piu' appassionante - di cadere nel vuoto. Il titolo del disco - Cream of Mandarins - evoca odori d'oriente, resi in modo sapiente nella title-track, ma non mancano temi di sapore piu' boppistico, come "Cristiana" di Alessandro Minetto. Le atmosfere evocate nelle improvvisazioni sono ricche di rimandi interiori, di commenti, di frasi, di ritmi ipnotici, un reticolo di suoni che continua la tradizione dei trii che hanno cercato di liberare questo tipo di formazione dai vincoli di tipo ritmico/armonico di decenni fa. The Guardian di Londra ha scelto questo disco come CD della settimana, un apprezzamento che non guasta. Una lode va espressa anche al tecnico del suono Stefano Amerio, capace di cogliere in modo cosi' fedele le dinamiche del trio in studio. Valutazione: * * * *
Andrea Calio' Jazzitalia _25/06/2005
Con un brano free, The flow, note di pianoforte che crescono d'intensità e poi si smorzano come onde marine, si introduce una produzione discografica fra le più interessanti, frutto del felicissimo incontro fra il britannico Jonathan Gee, promessa del pianismo europeo (già membro del Monk Liberation Front assieme al sassofonista Tony Kofi), e due giovani musicisti italiani, Danilo Gallo, contrabbassista, e Alessandro Minetto, batterista. I tre, incontratisi durante l'Appennino Music Festival 2003, hanno dato vita a un sodalizio che il ha portati alla programmazione di due tour italiani e, alla fine di ciascuno di essi, in sala d'incisione. Il risultato è stato Cream of Mandarins, disco pregevole, quasi cinquanta minuti di una musica mai troppo lontana dalla tradizione da risultare ostica o cerebrale, mai troppo vicina ad essa dall'apparire un ennesimo banale esercizio di stile. Certo, un lavoro che chiede di essere "assimilato" con attenzione per coglierne appieno l'essenza, ma che darà le soddisfazioni maggiori agli ascoltatori più attenti ai dettagli. I brani sono undici, pochi dei quali superano i quattro minuti di durata, quasi tutti a firma dei componenti del trio: è forte in essi il senso della melodia, che tradisce le origini europee dei musicisti. Si nota chiaramente, peraltro, il grande affiatamento all'interno del gruppo, che consente ai tre di suonare apparentemente con estrema facilità dei brani che non mancano né di complessità, né di spunti originali. Le composizioni vanno dalla nostalgia di Cristiana e dalla serenità di Diamond, entrambi frutto della sensibilità di Minetto, alle dolci Ali di farfalla, per Maria di Gallo (da confrontarsi con la versione presente nell'album The Venice Session dell'Aljoša Jerič Quartet, di cui il contrabbassista fa anche parte) e Wishbone di Gee. Da menzionare senz'alcuna esitazione Velvet Cloud, brano arioso, non semplice, uno dei più belli del disco, testimonianza delle capacità compositive del pianista britannico, così come lo sono la bella title-track, condita con sapori orientali, e Come to J.T., dall'inizio incerto, nervoso, che chiude infine dolcemente. Interessante anche lo sviluppo di Tortadilla, brano costruito intorno al bell'assolo di Gallo (mai scontate o banali le sue sortite nel corso del disco). L'unico standard presente, Lullaby of Birdland, scrollatagli la polvere di dosso, è trasformato in un pezzo swingante, ricco di energia, con Minetto bravo a mettere in risalto il climax dell'assolo di pianoforte. In chiusura Three Views of Rialto: un brano impressionista, durante il trascorrere del quale i tre si alternano a dipingere un'immagine, un luogo, un'atmosfera, su un movimento a tempo libero; subentra poi per alcuni attimi una qualche metrica, su cui Gee traccia dei contorni più definiti col supporto dei compagni, ma presto anch'essa svanisce e il trio ritorna a scandire gli ultimi istanti del disco affidandosi al momento creativo dei singoli, lasciandoci con una sensazione di attesa, e il piacere di domandarsi cosa sapranno proporci un domani questi giovani artisti.

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